Negli ultimi mesi si parla sempre più spesso di come l’intelligenza artificiale stia rivoluzionando, di nuovo, il nostro modo di cercare informazioni online.
E non parliamo solo di ChatGPT, ma anche di Gemini, Claude, Copilot e tutti gli altri modelli conversazionali che stanno venendo integrati ovunque: nei motori di ricerca, nei browser, nei sistemi operativi e nelle app che usiamo ogni giorno. Di conseguenza, il numero di persone che si rivolge direttamente a questi strumenti per ottenere risposte è in forte crescita.
Secondo una ricerca recente, ad aprile 2025 in Italia si contavano 13 milioni di utenti attivi sui sistemi di IA generativa: circa il 28 % di chi ha accesso a internet. Due anni fa quel numero era praticamente zero…
La direzione è chiara: sempre più persone saltano il passaggio “cerca su Google” per chiedere direttamente alle AI.
Ma cosa significa davvero per noi tutto questo?
Qui comincia la parte interessante per chi fa marketing e investe in pubblicità online.
Finora, la quasi totalità del traffico (e del business digitale) è passata per Google:
Ma se chi cerca inizia a non cercare più su Google, o a farlo sempre meno, cosa succede?
Succede che:
Uno scenario che sembra minacciare direttamente il modello stesso di Google Ads.
Mettiamo in fila due dati:
Conclusione ovvia: Google non può permettersi che questo sistema si sgretoli.
Perciò la domanda non è “Google perderà visibilità?” ma “In che modo Google monetizzerà l’attenzione degli utenti anche nell’era delle AI?”
Se sempre più persone faranno le loro ricerche scrivendo o parlando con un assistente AI, è logico attendersi che la pubblicità compaia dentro quelle conversazioni. Potrebbero essere:
Se l’interfaccia è una chat, gli annunci diventeranno conversazionali.
Immagina di chiedere a Gemini: “Mi consigli un tablet per disegnare?”.
Il modello potrebbe suggerirti uno o più prodotti in base a recensioni, schede tecniche, esigenze — e, perché no, accordi commerciali più o meno dichiarati.
A quel punto la SEO tradizionale sparisce e la battaglia per essere consigliati per primi diventa questione di advertising anche lì.
Anche senza annunci espliciti, le risposte delle AI potrebbero essere influenzate da logiche pubblicitarie. Un po’ come su Amazon: il primo risultato non è sempre il migliore, ma il più sponsorizzato.
Capire chi influenza le risposte delle AI diventerà cruciale per i brand.
Non è escluso che, per funzioni avanzate, Google introduca modelli freemium: parte gratuita, parte premium; o pubblicità più personalizzata come contropartita.
Già oggi su YouTube la spinta all’abbonamento è forte: Google potrebbe estendere l’approccio anche alla ricerca e ai prodotti IA.
La lezione da portare a casa è semplice: Google Ads non sparirà, ma non sarà più quello che conosciamo oggi.
Ci saranno nuovi spazi, nuovi formati, nuove metriche. Quello che oggi ci sembra scontato — una ricerca su Google, una lista di annunci, un clic — domani potrebbe avvenire in una forma completamente diversa.
Finché esisterà qualcuno che cerca informazioni, soluzioni, prodotti, servizi, ci sarà qualcuno disposto a pagare per farsi trovare.
La sfida sarà capire dove e come farsi trovare in un mondo dove “cercare” non significa più digitare una parola chiave.
La risposta è sì, ma con gli occhi aperti.
Questo è il momento di farsi affiancare da chi sa leggere i cambiamenti, adattarsi, testare e anticipare.
Ed è esattamente ciò che facciamo ogni giorno in Qolab.