Quando si parla di e-commerce e pubblicità online, Google Ads sembra sempre la scelta più ovvia. Chiunque venda online, prima o poi, si chiede se investire in Google possa essere un buon modo per aumentare le vendite. E spesso lo è.
Ma non sempre.
Ci capita spesso di parlare con aziende che hanno un e-commerce e vogliono attivare campagne Google Ads. Fin qui nulla di strano.
Il problema nasce quando scopriamo che vendono prodotti a basso costo, magari in dropshipping, oppure che hanno un catalogo molto ampio ma con un carrello medio troppo basso.
A quel punto, la domanda è: i conti tornano?
Il problema di fondo è che, in questi casi, la pubblicità su Google rischia di non essere sostenibile, perché il costo per acquisire un cliente è troppo alto rispetto al guadagno effettivo.
E non è solo una questione di margini… C’è anche il fattore Amazon a rendere ancora più complicato giocare questa partita.
Chi cerca un prodotto su Google, infatti, tende a confrontare prezzi e offerte e molto spesso, dopo aver visitato il nostro sito, va a comprarlo su Amazon o su un altro grande marketplace.
Quindi, se non facciamo attenzione, rischiamo di pagare Google per portare traffico al sito… ma senza mai convertire in vendite.
In questo articolo analizzeremo perché Google Ads può essere rischioso per alcuni e-commerce e quali sono le alternative per far quadrare i conti e investire in modo più efficace.
Facciamo un esempio numerico per capire il punto. Supponiamo che:
Ora, ipotizziamo di spendere 10€ in pubblicità. Con un CPC di 0,20€, otteniamo 50 clic. Se il tasso di conversione è del 2%, ciò significa che una persona su 50 acquista. Quindi, per ogni 10€ spesi otteniamo un ordine.
Peccato che il nostro margine su quell’ordine sia esattamente 10€.
Quindi abbiamo speso 10€ per fare una vendita che ci fa guadagnare 10€ di margine. Nessun guadagno netto. E se il CPC salisse anche solo a 0,30€? Saremmo già in perdita.
Se i numeri non fossero esattamente questi, ma leggermente migliori, cambierebbe poco: parliamo comunque di margini risicati e rischi altissimi.
Ma non è solo una questione di margini. C’è un altro problema: il tasso di conversione.
Chi cerca un prodotto su Google di solito non compra al primo sito che trova. Fa confronti. Magari apre tre o quattro schede. E soprattutto, molto spesso lo cerca su Amazon.
Quindi, cosa succede?
Risultato: abbiamo pagato la pubblicità per “regalare” un cliente ad Amazon.
A meno che il nostro brand sia già forte e riconosciuto nel settore, stiamo semplicemente spendendo soldi per spingere il mercato nella direzione sbagliata.
A questo punto, quali sono le strade percorribili?
Se possibile, una soluzione efficace è far salire il valore medio dell’ordine. Ad esempio, se riusciamo a portarlo da 20€ a 200€, il discorso cambia radicalmente.
Come fare?
Ovviamente, questo è difficile se il catalogo è composto principalmente da articoli a basso prezzo. Se però vendiamo prodotti artigianali, personalizzati o su misura, allora la strategia cambia: in questi casi, il cliente è meno incline a fare confronti sul prezzo e più propenso a pagare un valore maggiore.
Se Google Ads è troppo costoso, possiamo valutare canali pubblicitari alternativi:
Se la pubblicità a pagamento su Google non funziona bene, si può investire in:
Un’altra strategia è vendere prodotti difficili da trovare altrove, evitando la concorrenza diretta con colossi come Amazon.
In questo caso, possiamo avere anche un carrello medio non altissimo, ma possiamo ridurre il rischio che il cliente vada a cercare il prodotto altrove.
Per farlo, è fondamentale:
Se il cliente percepisce il sito come l’unico punto di riferimento affidabile per quel tipo di prodotto, avrà meno motivi per confrontare i prezzi altrove.
Google Ads non è sempre la soluzione giusta per ogni e-commerce. Se il carrello medio è basso e il costo per clic è alto, la matematica non torna e si rischia di investire senza guadagnare.
Le alternative ci sono:
Se hai un e-commerce e vuoi capire se ha senso investire in pubblicità online, la soluzione migliore è analizzare i numeri e scegliere la strategia giusta. E se hai dubbi, contattaci, possiamo aiutarti a fare i conti giusti.